sabato 2 agosto 2014

La guerra "bianca"


Siamo all'inizio del centenario dall'inizio della grande guerra e sono molte le commemorazioni organizzate in tutta Italia tra cui quella organizzata da "Passi nella neve" (http://www.passinellaneve.it/) alla quale parteciperò domani mattina quando Luca Zingaretti leggerà alcuni brani tratti da "Il sorriso dell'obice" di Dario Malini.
Ma perché vi parlo della "Grande guerra"? Il motivo è molto semplice, perché mio nonno, Angelo Moscatelli ha avuto la sfortuna di parteciparvi e il merito di scrivere un diario personale che mia madre ha conservato. Ora questo diario è finito nelle mie mani e ho pensato di riproporlo come testimonianza di quei giorni.
E' un progetto ancora "in erba" e che vedrà la luce presumibilmente nel 2015/2016. 
Luca Zingaretti
IL COLORE DEL PIOMBO

da Il sorriso dell’obice Dario Malini Mursia Edizioni

«Il
 sibilo delle granate fa pensare a tante cose e, quando l’obice è scoppiato e ci ha lasciati interi, si sorride in un modo che adesso non so nemmeno ricordare». Walter Giorelli




La pubblicazione de Il sorriso dell’obice, è stata resa possibile dal ritrovamento in un mercatino rionale della corrispondenza dal fronte di Walter Giorelli, un giovane soldato-pittore romano. Attraverso di essa, Dario Malini ha svolto un rigoroso lavoro di ricostruzione della vicenda, permettendo di strappare dall’oblio la figura, l’esempio e il sorprendente valore letterario di Giorelli. È il giugno 1915. Il ventunenne pittore viene arruolato. Nelle lettere alla famiglia racconta l’entusiasmo dei compagni e della gente comune nel momento dell’entrata in guerra, i periodi di addestramento e la vita al fronte, prima in un reparto di salmerie che provvedeva ai rifornimenti delle truppe, quindi nella 169ª Compagnia Zappatori, dove operò per quattro mesi in trincee avanzatissime. Giorno dopo giorno il disincanto del militare cresce; gli orrori della guerra di trincea sotto il martellare delle artiglierie nemiche, pur riferiti con innata ironia, irrompono sempre più nei suoi resoconti, finché per tenere viva la speranza non gli è più sufficiente neppure l’arte, cui si applica disegnando i volti dei compagni, i terreni devastati, le vette e i campi di battaglia attorno all’Isonzo. Muore il 23 novembre 1916 a Plava, sepolto sotto un ricovero che il fuoco del nemico e la pioggia incessante resero malsicuro. Il risultato è una storia che tocca nel profondo e sorprende per l’ampiezza della riflessione e la vibrante (ma mai urlata) carica antimilitarista: «Quando mi sento forte, rido della guerra, degli uomini, di tutto, e mi accorgo che il mio compito sta nel mettere a nudo la vita qual è, in faccia al mondo che è pieno di malsane idealità e di vacui sentimentalismi».