venerdì 31 ottobre 2014

Intervista rilasciata in occasione dell'uscita del formato cartaceo di "Gaia"

A volte i romanzi di fantascienza prendono strade inaspettate, si inerpicano per territori sconosciuti, battono sentieri non tracciati. Gaia di Massimo Bruno Antinori è una di queste opere. Un mix che riesce a trasportare il lettore in un universo fantastico in cui archeologia, mitologia e spazi ultraterreni si susseguono senza soluzione di continuità.

In occasione dell'uscita cartacea del romanzo (uscito lo scorso dicembre nel formato eBook) abbiamo chiesto all'autore di svelarci, oltre al mistero dell'origine di Gaia, alcune indiscrezioni sul suo stile e le sue passioni.

Raramente capita di imbattersi in un romanzo così stratificato come "Gaia", in cui echi diversi e suggestioni - in apparenza - inconciliabili, alla fine riescono a trovare miracolosamente un punto d'intersezione. Puoi spiegarci come nasce l'idea di un lavoro così complesso, ma al tempo stesso estremamente appassionante?
L'idea di scrivere un libro mi è venuta durante un viaggio in treno che mi riportava a casa dal lavoro e difatti anche il prologo del libro incomincia nello stesso modo.
Vedevo le persone sedersi al loro posto e poi scendere dal treno quando raggiungevano la loro fermata chiedendomi quale fosse la loro vita una volta lontani dal mio sguardo. Da qui l'idea un po' "pirandelliana" che i miei compagni di viaggio fossero solo delle comparse nella mia vita che una volta allontanate da me, perdessero consistenza come delle sagome di cartone e mi sono chiesto cosa fossi io per loro. Da questa domanda è nato il personaggio di Pat che letteralmente si è dissolto durante il suo ultimo viaggio verso casa. A questo punto bisognava trovare una destinazione al povero Pat e quale destinazione migliore del paradiso terrestre di Adamo ed Eva? Da questo punto ho cominciato a creare una trama consistente che spiegasse questo singolo avvenimento iniziale usando come ingredienti la storia antica di cui sono appassionato, alcune parti del vecchio testamento riadattate alla situazione e la vita di tutto i giorni, non tralasciando la mitologia. Una bella mescolata e la storia è fatta.

Il Big Bang, le antiche gesta di Alessandro Magno, l'Afghanistan dei nostri giorni, lo spazio siderale e la compenetrazione di più dimensioni: da dove viene l'ispirazione di un tale coacervo di suggestioni?
Gaia nasce dall'osservazione della natura e dei misteri che si celano dietro ad essa. La mia curiosità anche per le piccole cose mi ha permesso di pormi delle domande e, dove non trovavo una risposta soddisfacente, la mia fantasia ha fatto il resto. Mi piace pensare che questa storia, nonostante sia stata correttamente definita come un'opera "fantasy" o "fantascientifica", abbia molto a che fare con la "filosofia" e, non a caso, uno dei personaggi "presi in prestito" dalla storia ufficiale è proprio Aristotele che su questo argomento ha avuto qualcosa di importante da dire.
Dare una risposta alle grandi domande che la nostra vita ci pone, seppur in modo fantasioso, è stata la sfida che mi sono posto sin dall'inizio ad incominciare dall'universo e la sua origine, continuando con la religione e gli influssi che ha avuto sulle civiltà, per finire con il nostro ruolo, e per nostro intendo quello dell'umanità, nell'insieme delle cose.
L'idea iniziale che mi ha permesso di mettere le basi dell'universo di Gaia, mi è venuta guardando uno stagno e immaginando la vita che esso contiene. Guardandolo mi sono chiesto: "Cos'è questo stagno, se non un infinito universo per le microscopiche creature che vivono al suo interno? E non siamo anche noi delle microscopiche creature nei confronti del nostro universo che riteniamo infinito?"
Da questo momento, Pat, il primo personaggio inventato, ha trovato la sua destinazione dopo la scomparsa dal treno.
Avendo deciso di parlare dell'universo, mi è sembrato un passo obbligato parlare del Big Bang come l'inizio di un qualcosa da cui è derivato tutto quello che conosciamo. Partendo poi dal fantasioso presupposto che il nostro universo sia solo uno "stagno" appartenente ad un mondo e ad un universo immensamente più grande, è stato facile immaginarsi degli esseri superiori, almeno per dimensioni e farli interagire con la nostra storia prendendo in prestito da essa alcuni dei personaggi che più hanno stimolato la mia fantasia durante le mie letture scolastiche e non.

Tra le righe si evidenzia che il tuo modo di scrivere non è animato solo da una grande fantasia e da un'incredibile inventiva, ma da studi approfonditi su tematiche "per addetti ai lavori" .quali sono stati i tuoi trascorsi scolastici?
Questo è forse il più grande mistero di tutti visto che i miei trascorsi scolastici sono stati tutti incentrati sull'informatica come del resto anche il mio lavoro attuale. Forse proprio il forte bisogno di fuggire dalla ferrea logica del "bit" è stata la molla che ha fatto scattare in me il bisogno di rifugiarmi nell'immaginazione. Di certo, un forte contributo, l'hanno dato le centinaia di libri che riempiono la mia libreria.

In molti passaggi si ha l'impressione di leggere una sceneggiatura cinematografica, tanto sono precise e dettagliate le dinamiche psicologiche che intercorrono tra i personaggi e le ambientazioni che fanno da cornice all'opera. Sbaglio o la settima arte è una delle tue passioni viscerali?
Di certo il cinema è stato ed è tutt'ora una delle mie passioni, ma credo che il maggior contributo l'abbiano dato i fumetti di cui sono un accanito lettore. Ho sempre ammirato l'abilità di alcuni sceneggiatori delle "nuvole parlanti" di dettagliare la psicologia e le caratteristiche dei loro personaggi avendo a disposizione solo poche tavole per albo. Inoltre, molti sceneggiatori e disegnatori, danno spesso alle loro storie un taglio cinematografico per cui possiamo dire che tutti e tre i mondi sono estremamente collegati tra loro.

Quali sono gli autori (se ce ne sono) che hanno maggiormente influenzato il tuo modo di scrivere?
Sicuramente l'autore che più ha influenzato il mio modo di scrivere è Valerio Massimo Manfredi di cui ammiro soprattutto la facilità con cui rende la "Storia" godibile come il miglior romanzo d'azione. Ma anche autori come Asimov, King e soprattutto Gaarder Jostein hanno arricchito il mio bagaglio di scrittore in erba, con una strizzata d'occhio anche al mondo sudamericano di Isabel Allende e Gabriel Garcia Marquez.

Dopo aver partorito un'opera così "monumentale" ti stai prendendo una pausa o sei già al lavoro su altri progetti letterari?
Dopo aver concluso Gaia, ho avuto subito chiaro in mente che il mondo che avevo creato, apriva la strada a tantissime storie che, partendo da quella base, avrebbero potuto essere un seguito naturale al primo romanzo, ma ho preferito cimentarmi nello scrivere alcune storie brevi di genere diverso poi, qualche mese fa, vedendo che Gaia veniva "scaricato" più volte di quanto mi sarei aspettato, ho ripreso in mano "la penna" e ho incominciato a scrivere il seguito. Al momento sono quasi a metà del mio lavoro e devo dire che la storia che ho pensato mi riempie di soddisfazione. L'uscita del nuovo romanzo dovrebbe avvenire verso la metà del 2015.
Per l'anno prossimo, inoltre, dopo la conclusione del nuovo lavoro, ho in progetto di scrivere un libro storico sulla "grande Guerra" visto che in questi anni cade il centenario. L'idea nasce dal fatto che ho recuperato il diario di mio nonno, scritto proprio durante gli anni della guerra 15-18 che vorrei riportare nel mio libro aggiungendo alcune parti volte a chiarire il contesto storico.

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